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domenica, settembre 14, 2008
Trovato impiccato a casa sua.
Sgomento
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mercoledì, maggio 21, 2008

Il RMS 6, Rencontres de Musiques Spontanées 6, lo organizza il gruppo di artistoidi canadesi Tour de bras, dei quali fa parte pure la grandissima big band free jazz le GGRIL che incide per la Insubordinations, altrettanto grande net label. Dal 30 maggio al 1 giugno a Rimouski in Quebec, se qualcuno è in zona non si perda questo festival dove musica improvvisata e video installazioni saranno il piatto forte delle serate.

A questo punto, se vi trovate già in canada per il RMS 6, fate un salto fino a Montreal dove dal 1 al 30 giugno, c'è un festival di musiche non convenzionali con un programma di tutto rispetto, Suoni per il popolo, con, tra gli altri, Excepter, Loren Connors, Roswell Rudd, Carla Bozulich, Oneida, Nels Cline, Silver MT. Zion, MT. Eerie, Paul Flaherty, Free Fall, Ken Vandermark, Picastro, Neptune, Evan Parker e, dulcis in fundo, Blues Control!!!

Dal 31 maggio al 1 giugno invece il festival ALTER a Roma al Circolo degli Artisti e all'Init, da qualche parte ho letto che si tratta della risposta "romana" ai vari MIAMI e Tago Fest, quindi tanti gruppi italiani, stand delle etichette, video, workshop et cetera, staremo a vedere, intanto di nomi interessanti sui volantini che girano vedo solo Ardecore, Dente e Bachi da Pietra.

Il 6 e 7 giugno mega festival di elettronica a Bratislava, il Wilsonic, con una cinquantina di dj, artisti e band, tra tutti spiccano Fennesz, Apparat, Bonobo, Dani Siciliano, B. Fleischmann, poi una serie di eventi collegati, una specie di Dissonanze slovacca, forse un po' più orientata sul versante dance.
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lunedì, maggio 19, 2008
Strano che questo gruppo sia ancora oggi semi sconosciuto anche per gli addetti ai lavori. Non ricordo neanche più come sia arrivato a loro, su Internet non c'è praticamente traccia di questo ensemble australiano.
Origini legate al flautista Jim Denley coinvolto nella scena avant - improvvisativa australiana che, incontrato il compositore Rik Rue, nel 1985 mette su questo gruppo a 5 elementi con lo stesso Denley ai fiati, Jamie Fielding ai sintetizzatori, Sherre De Lys alla voce, Kimo Venonen ai sampler, Rik Rue a manipolare nastri e registrare rumori.
Fondamentalmente la band lavorava su campioni di suoni naturali manipolati, nastri preparati, brani rubati e messi insieme in avventurosi cut up, ritmiche hip hop, da inserire in pezzi volutamente stridenti ma dal piglio ironico, tenuti insieme dalla voce eccezionale della De Lys, molto vicina alla solita Catherine Jaunaux degli Aksak Maboul, in un lavoro che idealmente si potrebbe accostare al Voice of America di Bob Ostertag, Fred Frith e Phil Minton (e la De Lys a tratti sembra un Minton in versione femminile), sporcato da incursioni elettroniche quasi alla Chrome, con la marcia in più di un formidabile appeal dei pezzi che a differenza di altri a loro contemporanei non risultano assolutamente indigesti.
Denley a proposito parla di trompe l'oeil musicale e credo che la definizione possa dare una idea del modo di comporre e del risultato che giunge alle orecchie dell'ascoltatore.
Grande disco.
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sabato, giugno 23, 2007

La cosa che più mi ha colpito di questo romanzo, per molti versi trascendibile, è stata la fuggevole ed incidentale apparizione a pagina sessanta del nome di Landolfi in un elenco di scrittori del "realismo e idealismo nel romanzo italiano contemporaneo". Mica un Gadda o un Calvino qualsiasi (che pure sono nello stesso elenco)!
Trovare un collegamento così esplicito tra Landolfi e il romanzo post-moderno americano, due mondi formalmente molto distanti, mi ha lasciato di sasso. D'improvviso mi sono accorto che il legame tra questi due universi letterari è come se l'avessi sempre avuto sotto gli occhi o perlomeno intuito. Ora me lo trovo spiattellato sul primo romanzo di Donald Barthelme e non posso più tacerne.
Sì, mi è bastata una frase di cinque righe per convincermi che ciò che accomuna in particolar modo i vari Pynchon, Barth e Barthelme a Landolfi è la costruzione di miti dell'infra-ordinario (tanto per citare un Perec qualsiasi).
"Quello che succede ogni giorno e che si ripete ogni giorno, il banale, il quotidiano, il comune, l’ordinario, l’infra-ordinario, il rumore di fondo, l’abituale" (Perec, L'infra-ordinario) trasfigurato e mitizzato ci permette di "interrogare quello che ci sembra talmente evidente da averne dimenticata l’origine. Ritrovare qualcosa dello stupore che potevano provare Jules Verne o i suoi lettori di fronte a un apparecchio capace di riprodurre e trasportare i suoni. Perché è esistito,questo stupore, e con esso, migliaia di altri, che ci hanno plasmato.
Ciò che dobbiamo interrogare, sono i mattoni, il cemento, il vetro, le nostre maniere a tavola, i nostri utensili, i nostri strumenti, i nostri orari, i nostri ritmi. Interrogare ciò che sembra aver smesso per sempre di stupirci" (Perec, L'infra-ordinario).
Queste riflessioni di Perec si attagliano perfettamente alla prima produzione di Landolfi, così come a quella del Pynchon di Entropia e V o del brillante Barthelme di Atti innaturali, pratiche innominabili.
Landolfi crea miti trasfigurando la realtà dell'infra-ordinario in poetica sur-realtà per mezzo di uno stile ipotattico caratterizzato da sintassi e lessico "barocchi".
Barthelme, invece, usa uno stile paratattico che utilizza un lessico da campagna pubblicitaria e una sintassi "frammentaria", altrettanti potenti mezzi mitopoietici.
Sotto la superficie, esiste un nesso tra l'infra-ordinario omogeneizzato cinese prodotto dai sette nani compagni di vita di Biancaneve ed il topo del Dialogo dei massimi sistemi!
p.s.
A pagina centotrentasette il manifesto di certa letteratura post-moderna: "sapete, Klipschorn aveva ragione, credo, quando parlava dell'effetto di "copertura" del linguaggo ordinario, riferendosi, se ricordo bene, a quella parte che in un certo modo, sapete, fa da riempitivo fra le altre pari. Questa parte, il "riempitivo" diciamo, di cui l'espressione "diciamo" è appunto un buon esempio, è per me la parte più interessante" ... O a pagina centoquarantanove:" A noi piacciono i libri che contengono una quantità di pattume, materiale che si presenta come non del tutto rilevante (o per nulla rilevante, in certi casi) ma che, se gli si presta la dovuta attenzione, può fornire una specie di senso di ciò che accade".
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sabato, aprile 14, 2007

...che poi, dopo ripetuti ascolti, posso ragionevolmente prevedere che anche i Gows di Red State quest'anno abbiano il loro bel posticino assicurato in playlist...
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In uscita:
Battles - Mirrored [14 maggio]
Dinosaur JR - Beyond [30 aprile]
Appena usciti:
Throbbing Gristle - Part two: the endless not
Unsane - Visqueen
Annata formidabile fino ad ora, mi sa che tra questi quattro ci sono almeno un capolavoro (Battles) e una grandissima conferma (TG): primi nella playlist 2007 già ad aprile!
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Da zuism.com:
"Zu recorded a couple of songs in L.A. with King Buzzo and Dale Crover of The Melvins! Toshi Kasai sat at the desk of Westbeach Recorders,. These songs will be part of our next cd in 2008..."
!!!
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sabato, agosto 05, 2006

L' album (postumo) dei Coachwhips che raccoglie scarti vari del passato e materiale video live da leccarsi i baffi imperversa sul mio stereo e sul pc e rischia di essere addirittura migliore dei precedenti. Ben inteso, tale lo troverete se apprezzate il lo-fi, i feedback involontari, il rumore gratuito, l'imperizia nella tecnica strumentale, il garage ed il noise, l'idiozia congenita.
Double death è qui praticamente regalato, un peccato non farlo proprio subito.
Ma non sono i Coachwhips che vorrei oggi segnalare bensì un gruppo che chiaramente a loro si ispira, i Los Bastardos da Oakville, Ontario in Canada, che hanno registrato il cd #1 Hits! in una sola giornata ispirati da un progetto crap-art.
Chitarra e batteria, anzi ora solo chitarra, visto che sono in cerca di un batterista, noise rock'n'roll con meno gusto per il garage sixties più per il punk e l'hardcore (e una specie di doom metal non-metal).
Voce al solito devastata (incredibilmente molto vicina al cantato di Chris Spencer degli Unsane) a causa della cattiva qualità dei microfoni usati o del fatto che il cantante detti microfoni se li infili giù per la gola, batteria primordiale e chitarra costantemente ultra distorta.
Questo è il classico gruppo che può far inorridire l'ascoltatore o spingerlo ad un amore spassionato, loro si dicono ispirati tra gli altri da Lightning Bolt, Black Flag, Coachwhips, Men's Recovery Project, Big Black, Dwarves, quindi poi non dite di non essere stati avvertiti.
Qui potete scaricare l'intero album.
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sabato, luglio 29, 2006
La NCM East Records!
"...a synonym for honest, well-crafted, new music by many groups, instrumental and otherwise, in the New York, Philadelphia, Miami, and Seattle areas"

Gruppo di punta gli Slog di Drew Field 45, disco uscito l'anno scorso, in questi giorni pubblicizzato anche sulla versione americana di All About Jazz. Brian Drye al trombone, Khabu Doug Young alla chitarra, Bob Bown al basso e Greg Joseph alla batteria. Una sorta di Doctor Nerve versione jazz, fusion, bebop e free appena meno nevrotici e decisamente più "umanizzati", nel senso che non sono così freddi e macchinosi come il gruppo di Didkovsky che ha fatto spesso e volentieri un uso scellerato di software basati su astrusi algoritmi per la creazione dei propri pezzi. Jazz aggressivo e creativo per niente banale.
Slog - Reduxx
Slog - Pella 2.1
La presenza del sassofonista Matt Glassmeyer è il trait d'union tra altri quattro gruppi molto interessanti legati all'etichetta newyorchese: il duo Rix-Glassmeyer, il collettivo che, partendo da una collaborazione tra Brian Drye e Glassmeyer, ha dato vita al progetto Missile Ante, i Bift e i DDYGG.

Quest'ultimo in particolare a mio parere il migliore gruppo prodotto fino ad oggi dall'etichetta. Nella line up ritroviamo due Slog, Brian Drye al trombone e Khabu Doug Young alla chitarra, Michael McGinnis al clarinetto e ai sassofoni, Mark Dodge alla batteria e il sopra citato Matt Glassmeyer al clarinetto contralto amplificato.
I DDYGG fanno un free jazz a tratti oscuro e tensivo, con un approccio quasi da camera a la Rachel's, a tratti decisamente più solare e liberatorio, come se l'orchestra del Charles Mingus di The Black Saint and The Sinner Lady suonasse una aggressiva e strampalata marcetta da banda di paese. In mezzo l'emergere di un incosciente e scostante riferimento alla fusion: ben inteso, però, qui in scena c'è un gruppo del giro downtown new york alle prese con i Weather Report. Live at Joan's l'album disponibile anche su i-Tunes.
DDYGG - 63 million light years is a long way
DDYGG - Good guys, bad guys

I Bift sanno suonare come un classico delicato e melodico trio jazz rock (ancora fusion???) chitarra-sax-batteria (qualcuno ha citato Frisell-Motian-Lovano non a torto) ma si differenziano dalla solita minestra riscaldata per l'approccio ancora avventuroso che deriva dall'essere cresciuti musicalmente nella nyc downtown scene. I Bift sono Sean Moran alla chitarra, Jason Wildman alla batteria, Matt Glassmeyer al sax, buzzaphone (un bizzarro strumento da lui inventato), samplers.
Alle atmosfere misteriose e sospese in cui svettano pulitissimi assoli di chitarra e sax fa da contraltare una ritmica estrosa portata avanti sia dalla batteria che da certi interventi di chitarra, accenni di elettronica e samples con frequenti concessioni all'improvvisazione. L'omonimo cd è uscito sul finire del 2004 ed è acquistabile anch'esso su i-Tunes
Bift - Criminal
Bift - Same Girl (cover di un pezzo di Randy Newman)
Bift - Police, The

Il disco Missile Ante nasce come raccolta di registrazioni effettuate dal 1997 al 2000 tra Miami e New York da differenti ensamble di musicisti che ruotavano intorno al sassofonista Glassmeyer ed al trombonista Drye, consistenti in tre trombe, bass, batteria, basso tuba, chitarra e piano. E' un progetto dall'approccio spesso e volentieri giocoso, sempre molto vicino allo spirito delle bande musicali, quindi dentro la tradizione eppure con un gusto per la sperimentazione molto molto simile a quello dei Lounge Lizards della seconda metà degli anni '80, quelli con Marc Ribot alla chitarra e privi del disturbante apporto di Arto Lindsay. Disco acquistabile sul sito dell'etichetta.
Missile Ante - Hymnal #136
Missile Ante - Spooky 100
Missile Ante - Theme For Cheerleader
Missile Ante - Is That The Whistling Of The Black Winds Of Chaos

Con la collaborazione con Jano Rix, Glassmeyer dà libero sfogo a fantasie pop sinceramente inaspettate. L'album, uscito da poco, si intitola 24200 miles ed è, a detta della stessa NCM, una raccolta di "...songs about insects, Incas, angels, farmers, human-powered planes, Satan, snowmobiles, and let’s not forget women". Un'idea di pop molto vicina al prog, al soul, al funky, all'elettronica minimale, all'indie rock, al country accompagna i singoli pezzi, con la voce sempre in primo piano, melodie e ritmiche intriganti: non sarebbe strano trovare nei brani tanto per fare qualche nome tracce di Peter Gabriel o di Prince o dei Folk Implosion o dei Soul Coughing. Notevole la quantità di strumenti utilizzati e di suoni campionati nell'album: Jano Rix voce, batteria, sintetizzatore e rhodes, Matt Glassmeyer voce, basso, buzzophone, clarinetto contralto, sassofono, chitarre, ukulele, campionatori, trombe, mandolino! Scaricabile anche su i-Tunes
Rix Glassmeyer - The South Americans
Rix Glassmeyer - Mt. Engine
Rix Glassmeyer - Squeaky The Fire
Rix Glassmeyer - Down And Nylon
Quantomeno da citare infine tre gruppi, Twelve 20 Six, The Jongleurs e The Quiet Bastard di cui potete scaricare qualche pezzo qui.
Buon ascolto!
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 | Il nome del secondo è quello d'un progetto di trivellazione della crosta terrestre che se venisse realizzato porterebbe a profondità mai raggiunte nelle viscere della terra.
[Italo Calvino]
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